Digital Divide

Login di Wired: Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete

Nov 3, 2010
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L’editoriale di Riccardo Luna sul numero di Novembre di Wired Italia

Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito.

Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.

Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è venuta l’ora di prendersela, questa cosa.

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi  non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.

Ignoranza digitale? Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza fra certi eletti e i rispettivi elettori. Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì. Manca la cultura, manca l’interesse. O forse la Rete spaventa chi comanda. Hai visto mai che servisse da trampolino a un Obama italiano? Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti. Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende. Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più. Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.

È una questione di scelte, di priorità. Ma non solo. Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Vi spiegherà perché i soldi non sono un problema se si parla di Internet. La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari, in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perché la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.

A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole: primo, non ci saranno tante reti alternative visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica; secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra e i tempi per rientrare dall’investimento si allungano).Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile. Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l’interesse del paese. E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare fra dieci anni. Perché dovrebbe sbrigarsi a cablare l’Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?

E così la risposta è: andiamo avanti, piano, pianissimo, dove c’è mercato e il guadagno è certo. Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile. Come se per fare le ferrovie i nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila. O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia. Certe cose si fanno oggi perché ci faranno crescere domani. Punto.

Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali. E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan “Internet per tutti” per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro non di tariffe per i telefonini. Prendiamoci la Rete, quindi. Se non si può fare un piano per l’Italia, che si faccia un piano per ogni regione. Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi. La Lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguiranno presto speriamo. Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese. Faremo il tifo per tutti quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.

Da oggi, sono i nostri eroi.
[ fonte | Wired.it ]

AGGIORNATO: Wifi Libero! Decreto Pisanu: finalmente un cambiamento ?

Oct 27, 2010
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- Presentata nei giorni scorsi una porposta bipartisan per l’abrogazione delle restrizioni in materia di accesso alle reti WiFi libere.

di Serena Santin

La proposta di legge vuole abbattare alcune limitazioni dell’ articolo 7 del decreto  Pisanu, il quale obbliga  il riconoscimento dell’ utente prima del suo accesso alla rete. Il desiderio è quello di limitare questa richiesta di identificazione solo in stretti casi per la salvaguardia della sicurezza.

La bozza del nuovo provvedimento presentata da Paolo Gentiloni (Pd), Linda Lanzillotta del gruppo dei rutelliani e Luca Barbareschi (Futuro e libertà, di Gianfranco Fini) va ad affiancarsi a quella presentata da Roberto Cassinelli (PdL) nel 2009, il quale ha motivato l’iniziativa ricordando che «in Italia non è così semplice connettersi al web fuori di casa.

La proposta di legge è stata accolta da molte fazioni della nostra politica, anche dallo stesso ex Ministro dell’Interno Beppe Pisanu, autore del celebre decreto antiterrorismo che vieta le connessioni anonime a Internet e impone ai provider di mantenere traccia degli IP utilizzati dagli utenti.

Una norma ritenuta eccessivamente restrittiva (non è stata utilizzata nemmeno dopo l’ 11 settembre negli Stati Uniti), specie alla luce delle ultime evoluzioni tecnologiche e della progressiva diffusione del wireless per collegarsi alla Rete. La proposta di legge prevede una sensibile revisione delle attuali restrizioni per collegarsi alla Rete nei luoghi pubblici e affida al Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione l’analisi dei singoli casi in cui potrà essere necessaria la richiesta di un sistema di identificazione dell’utente. Tale soluzione costituirebbe quindi un compromesso per superare gli attuali ostacoli imposti dal Decreto Pisanu e offrire maggiori possibilità di sviluppo delle risorse basate sul wireless.

- Un altro buco nell’acqua?

di Federico Morello

Ringrazio la nostra Serena (Responsabile Ufficio Stampa) per l’articolo pubblicato qui sopra. Tuttavia, a distanza di pochi giorni dalla ricezione del pezzo, ho dovuto mio malgrado modificarlo, poiché i toni ottimistici e propositivi che tutti noi avevamo assunto leggendo la parola “Wifi libero” sui giornali, si sono smorzati, sparendo nel frangente di un’euforica proposta di legge italiana.

Il Consiglio dei Ministri infatti, lo scorso giovedì NON ha discusso la questione (“dimenticando” addirittura di inserirla nei punti dell’o.d.g) liquidando la questione con poche frasi. Un’ iniziativa governativa tempestiva entro il 2011 quindi è da escludere, e personalmente nutro poche speranze nel successo delle proposte parlamentari in materia.

Quindi, il 31 Dicembre di quest’anno assisteremo ad una nuova ulteriore deroga del Decreto? Assisteremo ancora a negozi e bar costretti a seguire interminabili procedure di autorizzazione riproposte poi con i medesimi modi e tempi alla popolazione? Nel dubbio, il buon Quintarelli ancora una volta arriva in aiuto con la To do List che chi vuole offrire connettività in luoghi pubblici deve seguire:

Per i servizi al pubblico, invece, la situazione e’ diversa. Chi offre servizi al pubblico (non in circoli privati), a rigor di legge, deve·

  • avere una autorizzazone generale dal ministero ed essere iscritto al Registro degli Operatori di Comunicazione
  • pagare i contributi annuali
  • inviare comunicazioni periodiche annuali di aggiornamento
  • predisporre una Carta dei Servizi e relative misurazioni e comunicazioni annual da mandare all’AGCOM
  • comunicare periodicamente al Ministero dell’Interno il numero di richieste di accesso ricevute dall’autorità giudiziaria
  • inibire tramite DNS poisoning i  siti indicati dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedo-Pornografia su internet
  • Gestire i log di traffico in base ai provvedimenti del garante della Privacy
  • Avere un servizio di helpdesk e di informazioni sull’offerta commerciale (anche se a costo 0)
  • Dichiarare al dipartimento Innovazione  marca, modello, ubicazione e caratteristiche degli Access-Point installati
  • Rispondere tempestivamente alle richieste dell’autorit’ giudiziaria e trattarne la relativa documentazione in modo congruo con le indicazioni del garante della privacy
  • altri adempimenti minori, come il Documento Programmatico di Sicurezza

Ad esempio, per la gestione dei log di traffico, occorrono due server con supporto RAID.  Il Testo Unico sulla Privacy nella sezione relativa ai dati di traffico telefonico e telematico (lettera a) comma 3) prevede  che i sistemi destinati a memorizzare  dati di traffico oltre 6 e fino a 12 mesi per finalità di accertamento e repressione dei reati siano fisicamente separati da quelli per altre finalità. (e ovviamente devono essere altamente disponibili)

AGGIORNAMENTO:

Ci avranno sentito? http://www.repubblica.it/politica/2010/10/27/news/wi-fi_maroni_nuova_legge_per_superare_decreto_pisanu-8487229/?ref=HREC1-4

Maroni: “Il decreto Pisanu è superato
In Cdm norma per accesso e sviluppo Wi-Fi”

L’annuncio durante il question time alla Camera. Per il ministro dell’Interno, alla luce dell’evoluzione tecnologica, è necessario “un nuovo equilibrio tra esigenze di sicurezza e accesso alla rete”

Vodafone punta al superamento del digital divide con il progetto “1000 comuni”

Oct 11, 2010
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Piuttosto a sorpresa lo scorso 6 Ottobre Vodafone Italia ha comunicato l’intenzione di contribuire al superamento del digital divide italiano presentando un piano piuttosto ambizioso che prevede la copertura di 1000 comuni entro tre anni (quindi circa uno al giorno). L’investimento sarà di un miliardo di euro e la connettività verrà  fornita  tramite tecnologia HSDPA . La banda dovrebbe essere di 2 mbps e sarà acquisibile tramite Vodafone Station con chiavetta.

Attualmente i comuni italiani non coperti da servizi xDSL e 3G sono 1800. Gli italiani privi di accesso alla banda larga sono circa il 12/15% della popolazione totale, corrispondenti però al 55% delle famiglie italiane. Un’ulteriore 20% risulta invece non raggiunto nemmeno da servizi 3G.

Vodafone, che ha già lanciato il progetto “Fibra per l’Italia” (complementare a quello “1000 comuni”), intende andare a “pescare” nuovi utenti proprio tra quel 12% privo di ADSL e quel 20% privo di connettività 3G. Lo farà andando ad aggiungere circa 10.000 nuove antenne nelle zone prive di banda larga mobile.

Sono già 300 i comuni contatti da Vodafone, che darà precedenza a quelli che non porranno ostacoli particolari allo sviluppo delle nuove infrastrutture.

I comuni interessati possono, comunque, inviare la segnalazione di un interessamento al sito http://1000comuni.vodafone.it/ .

Vodafone ha già detto di non avere interessi su tecnologie come Wimax o Hyperlan, ma di puntare per il futuro a LTE (futuro standard delle comunicazioni su dispositivi mobili), tecnologia che dovrebbe vedere la luce nel 2013. Per obbligo di correttezza dobbiamo sottolineare che questa scelta segue la naturale evoluzione delle tecnologie “Mobili” 3G. Hyperlan e Wimax al contrario rappresentano e troveranno uso come eredi naturali dei primi protocolli Wifi in uso per il collegamento domestico delle zone digital divise (e, giusto per chiarezza, sono le tecnologie da noi adottate per il progetto Friuli Digital Freedom).

Come sempre abbiamo sostenuto in Anti Digital Divide, la connettività 3G non può esser considerata una tecnologia Broadband utile al superamento del digital divide. I costi, il proprio funzionamento e sopratutto il rapporto qualità/prezzo offerto non la rendono infatti paragonabile alle altre tecnologie dedicate all’utenza domestica non in mobilità. Tuttavia visto l’altissimo grado di penetrazione di Smartphone italiano, segnaliamo l’iniziativa di Vodafone visti gli indubbi vantaggi che essa porterà nell’ambito del divario digitale mobile e della cultura dell’utilizzo dei nuovi media nel Belpaese.

Un ringraziamento ad Alessandro Sacilotto, autore dell’articolo e blogger di “Connessioni Creative” ;)

Sesto al Reghena: Ecco perché le attese verranno ripagate.

Sep 28, 2010
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Dove eravamo e cosa abbiamo fatto

Da mesi FriuliADD lavora per applicare il suo progetto “Friuli Digital Freedom” anche a Sesto al Reghena (PN). Sesto e infatti, vivace comune strategico anche per le relazioni col vicino Veneto, al momento è servito solamente da Provider 3G e da un Servizio Wirelless che purtroppo non riesce a soddisfare i requisiti che una buona connessione a Banda Larga deve avere.

Ecco perché grazie alla collaborazione già sperimentata a Sequals con NGI S.p.A nella primavera scorsa abbiamo iniziato ad interessarci direttamente al fine di offrire una soluzione al disagio, partecipando con Federico Morello e Gasparotto Alberto (rispettivamente Responsabile e Coordinatore regionale del movimento) ad un incontro con l’Amministrazione, la quale da subito ha dimostrato un grande e meritevole (vorrei anche aggiungere raro, visto il panorama locale..) interessamento.

Già in quella prima riunione insieme al Vice Sindaco Del Zotto e ad altri esponenti, fu stilata una prima golden list di luoghi candidati all’installazione della BTS di NGI. FriuliADD si è quindi da subito offerta come organizzatrice cooperante con il Comune delle raccolte firme e dei volantinaggi che di certo si sarebbero rivelati necessari, sottolineando il proprio interessamento con la nomina di Denis Boz come Coordinatore Comunale in vista dei futuri appuntamenti.

Le novità

Tuttavia, tutto è andato meglio del previsto, ad inizio Settembre infatti abbiamo avuto notizie direttamente da NGI che ci informavano del diretto interessamento dell’azienda stessa alla copertura comunale.

Come tradurre tutto ciò in termini concreti?

Innanzitutto ora abbiamo una certezza: Sesto al Reghena VERRA’ coperto sicuramente.

L’interessamento diretto di NGI fa entrare Sesto nei piani autonomi di copertura del provider, conseguentemente quindi non saranno più necessarie raccolte firme, volantinaggio e contrattazioni varie velocizzando quindi il tempo previsto di parecchi mesi.

In questi giorni, esponenti del Comune e di NGI stessa si stanno occupando degli ultimi sopralluoghi e degli ultimi accordi per stabilire un sito ufficiale. Una volta scelto definitivamente il luogo nel quale verrà installata la Base Station, dovranno solo trascorrere un paio di mesi necessari per la ricezione dei permessi burocratici e per la realizzazione dell’impianto.

Grazie alle novità sovraindicate però, oggi possiamo felicemente dire che la data in cui Sesto sarà coperto ora è davvero vicina, e sopratutto che non subirà slittamenti d’ogni generi dovuti a valutazioni di mercato o problemi vari ;)

Stay Tuned!

La Commissione Europea libera nuove frequenze per la Banda Larga e lancia un appello ai Paesi Membri.

Sep 27, 2010
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La Commissione Europea (CE) ha proposto questa settimana un piano quinquennale per la concessione e armonizzazione dello spettro radio nell’Unione Europea, con il fine di potenziale il dispiego e l’adozione della banda larga rapida e ultra-rapida. Nellie Kroes, della Commissione Europea, si è sbilanciata assicurando che tutti i cittadini europei potranno accedere alla banda larga base nell’anno 2013 e alla banda larga rapida e ultra-rapida nel 2020, per stimolare la domanda dei clienti.

E’ stata sottolineata la cruciale importanza degli investimenti nelle reti ad alta velocità, spingendo i governi europei a investire in misure concrete, in quanto è essenziale per la prosperità economica dell’Europa. Secondo i dati di uno studio Ue, i servizi nell’Unione che usano lo spettro radio sono il 2/2,5% del Pil annuo.

E gli 800 Milioni?

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