Digital divide

Il Fvg digitale cresce. Nonostante tutto.

May 10, 2011
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Mentre l’Italia crolla al 42° posto per velocità di connessione (dietro alla Grecia), finalmente posso pubblicare qualche dato effettivo sullo stato del digital divide della nostra regione direttamente dal Rapporto sull’Innovazione in Italia e nelle Regioni del Forum PA (che potete scaricare qui).

Personalmente trovo tutti i dati forniti dal rapporto decisamente ottimisti, lascio a voi però ogni commento (capitolo 5 del pdf allegato qua sopra). È però nel settore della copertura nei distretti industriali che il Friuli Venezia Giulia si trova in situazioni decisamente problematiche.


Uno su mille tre su dieci online.

Ma chiudiamo questo piccolo post-flash con una notizia positiva: secondo Audiweb-Nielsen

“Il Friuli Venezia Giulia e’ la regione d’Italia con la maggiore quota di utenti attivi su internet in proporzione alla popolazione”

non applaudiamo troppo forte però, il primato raggiunto ci vede in testa alla classifica.. ma con 3 persone su 10 che utilizzano mediamente la Rete. C’è ancora molta strada da fare.

Milano-Palermo in bici. [30 milioni dalla Banda Larga alla tv]

Feb 21, 2011
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L’Italia si dimostra nuovamente decisa a rimanere indietro. Mentre in America – giusto per citare un caso tra i più eclatanti – il presidente Obama ha invitato a cena pochi giorni fa i dodici boss della rete e dell’informatica, come Jobs e Zuckerberg, convinto nell’affermare che internet e social network annessi sono e saranno un punto fondamentale della società, noi, italiani, siamo lo stato dello slogan “più tv, meno internet”.

Si sta divulgando a gran velocità in rete la notizia che spiega come l’Italia abbia deciso di destinare moltissimi fondi allo sviluppo del digitale terrestre a sfavore della banda larga. I fondi dedicati nel 2009 allo sviluppo della banda larga erano una quantità considerevole: 800 milioni di euro che oggi sono letteralmente evaporati, lasciandone intatti solo una settantina. A questo punto della questione, non essendo né un politico né un grande esperto del digital divide, mi limiterò a fare delle considerazioni personali da semplice cittadino. Prima di tutto credo che vada messa in chiaro la diversità sostanziale delle due parti prese in causa. La tv è una cosa, internet un’altra. Sono dell’opinione che ad oggi, la televisione italiana non faccia più l’informazione che dovrebbe fare. Non trasmette cultura, non insegna, non stimola, non propone. E non lo dico pensando ai vari reality che abbondano in tv, lo dico per il semplice fatto che ormai ciò che viene proposto in televisione, rapportato alla risorsa internet, è in proporzione decisamente molto bassa.

Quando al telegiornale annunciano le notizie, su Twitter, se sai chi o cosa seguire, potresti già sapere tutto. Quando hai bisogno di ottenere un’informazione non trovi documentari d’ogni genere in tv, anzi… non trovi proprio nulla. Si sono aggiunti solo recentemente canali televisivi come Rai Storia che in qualche modo propongono degli interventi interessanti. Senza dilungarmi ulteriormente, per i suddetti motivi ritengo che la televisione non sia un mezzo di informazione a differenza di internet.

Differenza sostanziale però. Qualcuno ha detto che internet è l’arma di massa più potente del XXI secolo. Come tutte le cose, naturalmente, sta al buon senso dell’uomo, saper usare una grande risorsa positivamente, anziché arrecando danni irreversibili. Motivo per cui con l’estensione della banda larga ai cinquanta milioni di cittadini non coperti da questo servizio, si può realmente sfruttare internet come una risorsa, come un’occasione. In secondo luogo ritengo che un paese che non investe nella banda larga (che qui in parole povere ho chiamato internet) sia un paese in qualche modo sempre un passo più indietro rispetto ad altri. Eppure gli effetti positivi della rete si vedono rapidamente. Basta pensare alla trovata, semplicissima ma efficace, del ministro Gelmini, che talvolta parla ai giovani tramite youtube. Con una semplice webcam e un grande sito di condivisione di video, una personalità come può essere quella di un qualsiasi ministro, si avvicina a centinaia di migliaia di giovani, con un clik.
La decisione fatta dal governo, totalmente sbagliata non è: ci sono ancora molti posti in cui lo sviluppo del digitale terrestre non è così immediato. Nonostante questo però la cosa suona comunque un po’ ridicola. È come se ci ostinassimo ad andare da Milano a Palermo in bici, quando poco più in là potremmo prendere l’aereo.

L’America, ovviamente ha già i biglietti pronti. Noi, stiamo gonfiando le gomme.

FriuliADD e tutto lo staff colgono l’occasione per dare il Benvenuto a Matteo Troìa nel gruppo invitando tutti voi a visitare il suo blog.

DIAMO ALL’ITALIA UNA STRATEGIA DIGITALE

Jan 31, 2011
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L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia

Per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una migliore qualità della vita, l’opportunità offerta dalla tecnologia è irrinunciabile.

Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale.


La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.

Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Siamo convinti che affrontare con incisività questo ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, sollecitando il loro impegno a porre concretamente questo tema al centro del dibattito politico nazionale.

Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.


Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese.

Login di Wired: Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete

Nov 3, 2010
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L’editoriale di Riccardo Luna sul numero di Novembre di Wired Italia

Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito.

Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.

Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è venuta l’ora di prendersela, questa cosa.

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi  non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.

Ignoranza digitale? Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza fra certi eletti e i rispettivi elettori. Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì. Manca la cultura, manca l’interesse. O forse la Rete spaventa chi comanda. Hai visto mai che servisse da trampolino a un Obama italiano? Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti. Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende. Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più. Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.

È una questione di scelte, di priorità. Ma non solo. Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Vi spiegherà perché i soldi non sono un problema se si parla di Internet. La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari, in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perché la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.

A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole: primo, non ci saranno tante reti alternative visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica; secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra e i tempi per rientrare dall’investimento si allungano).Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile. Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l’interesse del paese. E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare fra dieci anni. Perché dovrebbe sbrigarsi a cablare l’Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?

E così la risposta è: andiamo avanti, piano, pianissimo, dove c’è mercato e il guadagno è certo. Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile. Come se per fare le ferrovie i nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila. O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia. Certe cose si fanno oggi perché ci faranno crescere domani. Punto.

Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali. E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan “Internet per tutti” per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro non di tariffe per i telefonini. Prendiamoci la Rete, quindi. Se non si può fare un piano per l’Italia, che si faccia un piano per ogni regione. Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi. La Lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguiranno presto speriamo. Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese. Faremo il tifo per tutti quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.

Da oggi, sono i nostri eroi.
[ fonte | Wired.it ]

Vodafone punta al superamento del digital divide con il progetto “1000 comuni”

Oct 11, 2010
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Piuttosto a sorpresa lo scorso 6 Ottobre Vodafone Italia ha comunicato l’intenzione di contribuire al superamento del digital divide italiano presentando un piano piuttosto ambizioso che prevede la copertura di 1000 comuni entro tre anni (quindi circa uno al giorno). L’investimento sarà di un miliardo di euro e la connettività verrà  fornita  tramite tecnologia HSDPA . La banda dovrebbe essere di 2 mbps e sarà acquisibile tramite Vodafone Station con chiavetta.

Attualmente i comuni italiani non coperti da servizi xDSL e 3G sono 1800. Gli italiani privi di accesso alla banda larga sono circa il 12/15% della popolazione totale, corrispondenti però al 55% delle famiglie italiane. Un’ulteriore 20% risulta invece non raggiunto nemmeno da servizi 3G.

Vodafone, che ha già lanciato il progetto “Fibra per l’Italia” (complementare a quello “1000 comuni”), intende andare a “pescare” nuovi utenti proprio tra quel 12% privo di ADSL e quel 20% privo di connettività 3G. Lo farà andando ad aggiungere circa 10.000 nuove antenne nelle zone prive di banda larga mobile.

Sono già 300 i comuni contatti da Vodafone, che darà precedenza a quelli che non porranno ostacoli particolari allo sviluppo delle nuove infrastrutture.

I comuni interessati possono, comunque, inviare la segnalazione di un interessamento al sito http://1000comuni.vodafone.it/ .

Vodafone ha già detto di non avere interessi su tecnologie come Wimax o Hyperlan, ma di puntare per il futuro a LTE (futuro standard delle comunicazioni su dispositivi mobili), tecnologia che dovrebbe vedere la luce nel 2013. Per obbligo di correttezza dobbiamo sottolineare che questa scelta segue la naturale evoluzione delle tecnologie “Mobili” 3G. Hyperlan e Wimax al contrario rappresentano e troveranno uso come eredi naturali dei primi protocolli Wifi in uso per il collegamento domestico delle zone digital divise (e, giusto per chiarezza, sono le tecnologie da noi adottate per il progetto Friuli Digital Freedom).

Come sempre abbiamo sostenuto in Anti Digital Divide, la connettività 3G non può esser considerata una tecnologia Broadband utile al superamento del digital divide. I costi, il proprio funzionamento e sopratutto il rapporto qualità/prezzo offerto non la rendono infatti paragonabile alle altre tecnologie dedicate all’utenza domestica non in mobilità. Tuttavia visto l’altissimo grado di penetrazione di Smartphone italiano, segnaliamo l’iniziativa di Vodafone visti gli indubbi vantaggi che essa porterà nell’ambito del divario digitale mobile e della cultura dell’utilizzo dei nuovi media nel Belpaese.

Un ringraziamento ad Alessandro Sacilotto, autore dell’articolo e blogger di “Connessioni Creative” ;)

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