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Il mondo che verrà grazie al Web 2.0

Nov 27, 2010
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Intervista al Direttore di Wired Riccardo Luna.

Login di Wired: Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete

Nov 3, 2010
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L’editoriale di Riccardo Luna sul numero di Novembre di Wired Italia

Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito.

Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.

Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è venuta l’ora di prendersela, questa cosa.

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi  non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.

Ignoranza digitale? Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza fra certi eletti e i rispettivi elettori. Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì. Manca la cultura, manca l’interesse. O forse la Rete spaventa chi comanda. Hai visto mai che servisse da trampolino a un Obama italiano? Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti. Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende. Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più. Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.

È una questione di scelte, di priorità. Ma non solo. Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Vi spiegherà perché i soldi non sono un problema se si parla di Internet. La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari, in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perché la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.

A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole: primo, non ci saranno tante reti alternative visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica; secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra e i tempi per rientrare dall’investimento si allungano).Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile. Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l’interesse del paese. E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare fra dieci anni. Perché dovrebbe sbrigarsi a cablare l’Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?

E così la risposta è: andiamo avanti, piano, pianissimo, dove c’è mercato e il guadagno è certo. Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile. Come se per fare le ferrovie i nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila. O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia. Certe cose si fanno oggi perché ci faranno crescere domani. Punto.

Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali. E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan “Internet per tutti” per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro non di tariffe per i telefonini. Prendiamoci la Rete, quindi. Se non si può fare un piano per l’Italia, che si faccia un piano per ogni regione. Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi. La Lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguiranno presto speriamo. Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese. Faremo il tifo per tutti quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.

Da oggi, sono i nostri eroi.
[ fonte | Wired.it ]

Telecom tra le nubi. Il cloud computing all’italiana.

Sep 25, 2010
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Parte in silenzio il nuovo esperimento del monopolista  dell’ex monopolista ;)

Internet +10% annuale. 23,8 milioni di Italiani online a Luglio

Sep 1, 2010
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L’ utilizzo di internet in Italia cresce. A Luglio si sono collegati al web, in piena estate, 23,8 milioni di Italiani segnando un incremento del 9.9% rispetto al dato 2009 (Audiweb).

Più generalmente, gli italiani ad accedere più di una volta al mese sono il 43% della popolazione totale.

Ancora poco. Negroponte  diceva “Probabilmente le connessioni costano troppo, è l’unico motivo che mi viene in mente per giustificare l’esiguo numero di internauti del Belpaese”.

Noi sappiamo bene che il problema principale non è economico (o lo è solo in parte..) ma pian piano almeno stiamo crescendo.

[ANSA]

AGGIORNATO: Telecom: «300 centrali ADSL potenziate entro fine anno» ma altro che successo.

Aug 29, 2010
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Telecom:potenzia rete internet

Piu’ spazio per nuovi clienti, via libera da organo vigilanza

Telecom Italia potenziera’ entro fine anno 300 centrali telefoniche per internet a larga banda su rete fissa Adsl. Sara’ creato cosi’ ‘spazio’ per nuovi clienti diretti o per linee offerte all’ingrosso agli operatori concorrenti.Si tratta della maggior parte delle 500 centrali sature che erano state chiuse all’attivazione di nuove linee per evitare rallentamenti nella connessione.La soluzione ha il via libera dell’organo di vigilanza sulla parita’ di accesso alla rete.

Mentre in America Verizon dimostra un upgrade di 1 Gb sulla rete in fibra, in Italia Telecom Italia annuncia in toni trionfalistici che entro fine anno potenzierà 300 nuove centrali.

300 tra le 500 circa (leggi 1500) centrali sature nelle quali l’attivazione delle nuove utenze è ad oggi impossibile a causa della obsoleta e sovraffollata linea in rame (ADSL appunto) di proprietà.

Cara Telecom, oltre a ricordarti che gli upgrade riguarderebbero solo il 60% delle centrali sature dichiarate, e che il 55% delle famiglie italiano non ha una vera connessione Broadband, ti pongo una domanda.. Perché quelle centrali erano sature e fornivano (instabilmente) connettività solo al 25% degli utenti ad esse collegate? Probabilmente la rete italiana è recente e di alta qualità..

Finche cercate una risposta, e sopratutto quando l’avrete trovata, date un’occhiata qui.

AGGIORNAMENTO: Ecco qui di seguito altre interessanti informazioni direttamente dal commento al post del Boss di Anti Digital Divide [ ;-P ] Stefano Stegani:

Vi è anche un altro problema: su molte utenze di telefonia fissa sono state attivate contestualmente alle linee telefoniche anche le ADSL Free, quelle a consumo, con taglio da 640K.
La maggior parte di tali utenze NON SA di avere una ADSL Free disponibile.
Questa è stata un’operazione per aumentare le statistiche di fatturato, la quale ha avuto risvolti sul bilancio dell’azienda ma ha generato una concausa alla saturazione delle centrali.
Se la prima causa della saturazione è l’indisponibilità di banda, la seconda è la mancanza di slot negli armadi.
Temo e credo con sempre maggior convinzione che l’upgrade delle 300 o 500 centrali così declamato, altro non sia che l’aggiunta di ulteriori armadi.
Questo è molto meno oneroso e permette di sbloccare la situazione ma porterà ad un reale collasso dell’infrastruttura nel medio termine.

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