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Udine totalmente Cablata

Jun 5, 2011
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Questo l’obiettivo di uno studio di fattibilità discusso in giunta questa settimana.
Fare di Udine la “Silicon Valley” regionale, il primo capoluogo di provincia d’Italia completamente cablato in fibra ottica. È questo l’ambizioso obiettivo finale di uno studio di fattibilità discusso in giunta questa settimana.
L’amministrazione comunale si prepara infatti a pubblicare entro il mese di giugno un bando per la “realizzazione dell’infrastruttura di rete in fibra ottica e la successiva gestione in concessione del servizio di connettività a banda larga di terza generazione sul territorio comunale per gli edifici comunali e privati”.
L’offerta del Comune, aperta a tutte le grandi aziende di telecomunicazioni – da Telecom a Fastweb –, metterà 2 milioni di euro a disposizione del miglior progetto di posizionamento di fibra ottica su tutto il territorio comunale. I fondi garantiti dall’amministrazione comunale finanzieranno la realizzazione della parte pubblica della cablatura, sulla quale si innesteranno le reti private, la cui spesa dovrà essere coperta dai player privati. Leggi il seguito »

Login di Wired: Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete

Nov 3, 2010
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L’editoriale di Riccardo Luna sul numero di Novembre di Wired Italia

Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito.

Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.

Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è venuta l’ora di prendersela, questa cosa.

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi  non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.

Ignoranza digitale? Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza fra certi eletti e i rispettivi elettori. Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì. Manca la cultura, manca l’interesse. O forse la Rete spaventa chi comanda. Hai visto mai che servisse da trampolino a un Obama italiano? Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti. Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende. Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più. Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.

È una questione di scelte, di priorità. Ma non solo. Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Vi spiegherà perché i soldi non sono un problema se si parla di Internet. La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari, in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perché la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.

A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole: primo, non ci saranno tante reti alternative visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica; secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra e i tempi per rientrare dall’investimento si allungano).Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile. Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l’interesse del paese. E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare fra dieci anni. Perché dovrebbe sbrigarsi a cablare l’Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?

E così la risposta è: andiamo avanti, piano, pianissimo, dove c’è mercato e il guadagno è certo. Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile. Come se per fare le ferrovie i nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila. O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia. Certe cose si fanno oggi perché ci faranno crescere domani. Punto.

Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali. E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan “Internet per tutti” per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro non di tariffe per i telefonini. Prendiamoci la Rete, quindi. Se non si può fare un piano per l’Italia, che si faccia un piano per ogni regione. Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi. La Lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguiranno presto speriamo. Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese. Faremo il tifo per tutti quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.

Da oggi, sono i nostri eroi.
[ fonte | Wired.it ]

“L’ultimo degli annunci”. Bernabè annuncia la fibra in 6 città entro fine anno.

Sep 25, 2010
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La volpe perde il pelo ma non il vizio.

DATE UN’OCCHIATA Il super piano NGN di Telecom Italia: Speranza o ennesima buttade?

febbraio 2002: Telecom, scatta la cura Tronchetti.

…. Il nuovo piano industriale costerà 16 miliardi di euro di investimenti nei prossimi tre anni, per i nuovi servizi e per l’ introduzione delle nuove tecnologie, nonché per l’ ammodernamento delle infrastrutture. La rete di telefonia fissa assorbirà 7 miliardi di euro di investimenti. Ma d’ altra parte, per la divisione guidata da Riccardo Ruggiero, l’ obiettivo è ambizioso: i ricavi dovranno crescere del 50% con l’ introduzione della tecnologia Adsl e della fibra ottica.

ottobre 2006: Ruggiero: sulle strategie Telecom non fa retromarcia.

Il vero pilastro su cui Telecom basa la sua sfida di sviluppo sembra essere la rete. O meglio, la costruzione di un “new generation network”: una rete di “nuova generazione”, che grazie alla fibra ottica estesa fino all’ ultimo miglio, cioè dalle centrali di zona fino alle “cabine” sui marciapiedi delle case degli utenti, possa trasportare dati digitali a 50 megabit al secondo.

maggio 2007: «Rete veloce e asse con Telefonica Da Milano il rilancio di Telecom».

La rete di telecomunicazioni di nuova generazione non è più solo un progetto. Il primo tratto di quel network nazionale in fibra ottica dove potranno viaggiare dati, video, audio a velocità almeno 10 volte superiori all’ attuale adsl sta già prendendo forma. «Lo stiamo realizzando a Milano, con un investimento complessivo di 250 milioni di euro – spiega l’ amministratore delegato di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero -. Abbiamo cominciato a stendere cavi e lavorare sulle centraline: in un anno l’ intera città sarà servita. Ogni casa e ogni ufficio sarà predisposto per la nuova rete».

Calabrò: “La rete mobile collasserà” FriuliADD: “La rete fissa è già collassata”

Jul 27, 2010
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Il 6 Luglio scorso il presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò ha presentato alla Camera dei Deputati la Relazione Annuale del Garante per le Telecomunicazioni.

Ottima relazione, preceduta da un intervento del Presidente Fini dove addirittura mi dicon si sia accennato a Internet for Peace. Ma al seguito di questo retorico evento annuale quali sono state le considerazioni riportate alla ribalta da Relazione e giornali?

La TV Digitale supera l’analogica, il commercio online non è sviluppato in Italia, di servizi online nemmeno l’ombra, la rete mobile (numero uno in Europa) può collassare.

Calabrò, la rete mobile sta per collassare, ma si chiede il perché? Forse perché l’Italia è l’unico stato nel quale le chiavette sono utilizzate come alternativa al digital divide e non (come si converrebbe) come modem da viaggio? Altro che smartphone, la rete mobile è ben sviluppata, ma satura e instabile come l’ormai obsoleta rete in rame italiana.

I servizi online non sono sviluppati? Facciamo un esempio:

Un commerciante friulano vuole vendere i suoi prodotti online. Ottimo direte, si aprono per lui ampie opportunità. Invece no, non è ottimo poiché quando il cliente australiano effettuerà l’acquisto si ritroverà a dover aspettare con pazienza a causa della velocità di collegamento del Bel Paese.

I contenuti non si trovano online? Ricordiamoci che  il disservizio pubblico   la Rai offre i suoi canali in streaming.. ma siam sicuri che metter online le proprie trasmissioni utilizzando un plugin come silverlight e rimpinzendole di pubblicità su un player lillipuziano sia sufficiente?

Qualche riga sulla banda larga è stata scritta, con leggerezza. Metà delle famiglie italiane non ha un pc, mentre ogni italiano possiede in media 2 telefonini. E’ giusto allarmarsi, ma prima le ricordo che la rete fisica, fissa, è già collassata.

Sono concreto (Calabrò, 6 Luglio 2010)

La rete in rame italiana è gestita da un ex monopolista senza interessi e pieno di debiti. Il dialogo per i NGN va avanti [forse] ma rimane un dialogo. Nulla di concreto.

Lasciandovi copiando il blog del Buon Quintarelli, ricordo che in Finlandia Internet è un Servizio Universale.. ma rallegriamoci, da noi il Digital Terreste ha superato la tv analogica!

Fate pure con calma..


- Il mese scorso abbiamo approvato il piano delle frequenze. Non ci credeva nessuno. E’ la prima volta che un piano delle frequenze che abbia un’effettiva probabilità di attuazione viene adottato in Italia

l’autorita’ approva un piano che non da per certo che verra’ implementato… ? mah..

- Ma se non interveniamo rapidamente, con il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il collasso.
L’AGCOM, con vivo apprezzamento della commissaria Kroes, sta portando avanti, in Europa e in Italia, una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’ asta per la larga banda

Questa e’ una notiziona. L’ultima asta tedesca ha aggiudicato 360MHz. [fonte]


ps: le pagine completamente dedicate a Internet della Relazione sono ben 5!


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